Nesiotikà: seminari di Archeologia Fenicio-Punica a cura del Prof. Adriano Orsingher

Nesiotikà: seminari di Archeologia Fenicio-Punica a cura del Prof. Adriano Orsingher

A partire da lunedì 17 febbraio, per l’insegnamento di Archeologia del Vicino Oriente Antico con il Prof. Michele Guirguis, gli specializzandi saranno impegnati in un ciclo di seminari tenuti dal Prof. Adriano Orsingher, dell’Università di Tubinga (Eberhard Karls Universität Tübingen), già docente a Roma – Sapienza.

Lunedì 17: I Fenici e Cipro: mobilità, interazioni e scambi

Cipro rappresenta il primo lembo di terra che incontra chi viaggia via mare dal Levante verso occidente, in direzione dell’Egeo ed oltre. Per questo motivo l’isola ha rappresentato un inevitabile scalo nelle rotte che collegavano queste due regioni nell’antichità. Non stupiscono quindi gli stretti legami culturali e commerciali che essa testimonia con il Levante, soprattutto a partire dalla transizione Bronzo Medio/Tardo. Essi sono dovuti sia alla posizione di Cipro sia alle sue risorse e ai suoi prodotti, in particolare il rame ed il legname, senza dimenticare tessuti, olio d’oliva, unguenti e profumi. Le connessioni con il Levante durante l’età del Ferro sembrano intensificarsi ed essere perlopiù dovute alle attività commerciali delle città sulla fascia costiera del Levante centrale, abitualmente identificata con la Fenicia. Cipro è stata tradizionalmente considerata, perlopiù in virtù delle notizie fornite da alcune fonti scritte, come la prima regione raggiunta dalla colonizzazione fenicia. Tuttavia, gli ultimi venti anni di ricerche archeologiche e studi hanno determinato una variazione nella lettura di questo fenomeno, da un lato escludendo l’esistenza di centri fondati ex novo dai Fenici nell’isola, dall’altro diminuendo la portata dell’influenza che i nuovi arrivati ebbero su fenomeni locali di lunga durata come l’emergere dei regni ciprioti. Inoltre, si fa sempre più largo l’ipotesi che piccoli gruppi di genti levantine furono probabilmente presenti in diverse città cipriote già nel Bronzo Tardo, portando quindi ancora una volta a favorire nell’indagine archeologica una prospettiva a lungo termine che preferisca un approccio unitario sull’età del Bronzo e del Ferro ad uno sguardo concentrato solo sul primo millennio a.C.

Il seminario offre un riesame degli aspetti teorici, delle problematiche e della documentazione relativa ai rapporti tra i Fenici e Cipro. L’analisi procederà seguendo una prospettiva diacronica e verterà sui principali centri dell’isola (Palaepaphos, Kition, Amatunte, Salamina, Ayia Irini, Idalion, Tamassos), tenendo conto dell’intero corpus documentario, ma selezionando alcuni contesti chiave e provando a delineare gli indicatori, gli scopi e gli effetti della presenza fenicia nell’isola.

Martedì 18: Le maschere fenicie e puniche. Dalla loro alba al loro tramonto.

Il corpus delle maschere fenicie e puniche in argilla è il più vario tra quelli oggi documentati nel Mediterraneo dell’età del Ferro prima del sopravvento degli esemplari teatrali. Esse rappresentano le eredi di una tradizione levantina che è attestata senza interruzioni dalla fine del Bronzo Medio all’età ellenistica e si diffonde in diverse regioni del Mediterraneo occidentale dove i Fenici fondarono – a partire dai decenni finali del IX secolo a.C. – nuovi insediamenti. Origini, tipologie e possibili interpretazioni delle maschere fenicie e puniche verranno analizzati tenendo conto delle anteriori e coeve tradizioni di maschere in altre regioni del Mediterraneo, ma soprattutto provando a ricostruire gli spazi dove potevano avere luogo le cerimonie in maschera, i loro protagonisti e partecipanti, illustrando le varie ipotesi sull’identità dei personaggi sovraumani in esse rappresentati.

Mercoledì 19: Tra mare e fuoco: il Tofet di Mozia e il santuario di Grotta Regina

Due diversi tipi di aree sacre localizzate nella Sicilia fenicia e punica sono oggetto di questo seminario: il Tofet di Mozia ed il santuario rupestre di Grotta Regina. Il Tofet – ovvero la tipologia di santuario contraddistinta dalla presenza di uno spazio aperto dove erano deposte urne contenenti resti incinerati di bambini e/o animali – è probabilmente uno degli argomenti più noti e dibattuti degli studi fenici e punici. Al santuario moziese – in uso tra l’VIII ed il IV secolo a.C. – viene solitamente riconosciuto un ruolo centrale nell’archeologia dei Tofet, in ragione dell’affidabilità delle indagini condotte da Antonia Ciasca negli anni 1964-73, che hanno portato a ricostruire con precisione la sequenza stratigrafica del campo d’urne e più in generale la storia dell’area sacra. Mozia offre senz’altro numerosi dati per affrontare la difficile definizione degli usi di questi santuari, tenendo anche conto delle informazioni complementari sui bambini provenienti dalla necropoli e da altri spazi funzionali dell’isola. Grotta Regina è invece il nome di una caverna posizionata sulle pendici nord-orientali del monte Gallo, a nord di Palermo. Tra il V ed il II/I secolo a.C. fu utilizzata come santuario rupestre, come attestano le richieste di benedizione in punico e neopunico indirizzate al dio guaritore Shadrapa, e i disegni di navi militari, simboli aniconici, guerrieri e animali, sulle pareti della grotta. Essa consente di approfondire i diversi ruoli che i santuari costieri in grotta avevano per la navigazione mediterranea, delineando al contempo le specificità di Grotta Regina in relazione ad un periodo della storia della Sicilia contraddistinto dall’impegno militare di Cartagine.

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